Il tartufo nero del Monte Baldo

Il tartufo nero del Monte Baldo

 

“I tartufi?” replicano molti con faccia stupita quando dici loro che fra il Garda e il Baldo ci sono questi preziosi funghi ipogei. Già, anche i tartufi sono fra il “ben di Dio” di quest’isola felice. Qui c’è soprattutto il tartufo nero: il tuberaestivum, volgarmente detto scorzone. Ma c’è anche qualche po’ di melanosporum, il nero pregiato. Ed altre varietà ancora. Secondo la tradizione, arricchiscono risotti e tagliatelle.

Il tartufo gardesano è noto da secoli a gastronomi e naturalisti. A fine Cinquecento il Grattarolo asseriva che i montanari dell’area gardesana “trovano tartufi, e funghi di molte sorti delicatissimi”. Di tartufi delle colline mantovane prossime al Garda si serviva Bartolomeo Stefani, cuoco alla corte dei Gonzaga nella seconda metà del Seicento: “Ne’ tempi freddi - scriveva - si gode la tartuffola delle pianure, che si può conservare in olio per i tempi caldi, ne’ quali ancora se ne può avere di fresca, estratta da monti, e colli”.

Sul finire dell’Ottocento il Solitro parlava degli “odorosi ed eccitanti tartufi” gardesani, destinati a essere “delizia delle mense signorili”.

Oggi tra Baldo e Garda, i cercatori autorizzati sono ancora qualche centinaio.